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Saviour

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Se vuoi scoprire cosa vi è dietro questi occhi freddi,
hai solo da scavar via con le unghie la maschera.

Saviour

Updated 1/23/2007
Updated 9/4/2005
Updated 1/28/2006
February 15

Candlemass

IL Samaritano

 

 

Un Giorno vidi un uomo

Vestito di stracci, con un bastone nella mano

Mentre chiedeva in elemosina un penny per sopravvivere

Quanto può essere povero un uomo!!

Gli diedi ospitalità

Una stanza, un letto e una gran quantità di cibo da mangiare

Ancora odo le sue ultime parole:

“ Non potrò mai ricambiare ciò che hai fatto

ma, il paradiso si ricorderà e ti ricompenserà”

Cinquanta anni  sono trascorsi da quando lo vidi

Stavo morendo e sarei presto morto

Tre angeli stavano in piedi di fronte al mio letto

Il primo mi disse : “ Non temere ti darò l’immortalità e la grazia per la tua anima”

Il secondo aveva occhi d’oro, mi diede le ali

Il terzo mi diede tutta la saggezza che un angelo poteva darmi

Mi unii al mio destino, per sempre

Sapevo di rinascere, per essere un angelo

Una visione oltre i miei sogni mi chiamò per nome

Quindi in devozione aprii le mie ali

Nel paradiso ero giunto…per rimanerci

 

 

 

“Samarithan“ (Il Samaritano), dall' album “Nightfall” dei Candlemass

January 27

Per Non Dimenticare

"Verso le tre Gesù gridò a gran voce: <<Eloì, Eloì, Lema Sabactànì?>>, che significa: <<Dio mio, Dio mio, perchè mi hai abbandonato?"
Vangelo secondo Matteo, 27:46
 
 
 
Oggi, 27 gennaio GIORNO DELLA MEMORIA, si ricorda la Shoah; il 27 gennaio 1945 furono abbattuti i cancelli di Auschwitz e l' orrore venne alla luce.
Il termine Shoah è voluto dagli ebrei, i quali, attualmente, rifiutano l'altra parola stilizzata, Olocausto, in quanto questo indica un sacrificio propiziatorio.
 
 
 
 
 
Se questo è un uomo
 

“Voi che vivete sicuri

Nelle vostre tiepide case,

Voi che trovate tornando a sera

Il cibo caldo e visi amici:

 

   Considerate se questo è un uomo

   Che lavora nel fango

   Che non conosce pace

   Che lotta per mezzo pane

   Che muore per un sì o per un no.

   Considerate se questa è una donna,

   Senza capelli e senza nome

   Senza più forza di ricordare

   Vuoti gli occhi e freddo il grembo

   Come una rana d’inverno.

 

Meditate che questo è stato:

Vi comando queste parole.

Scolpitele nel vostro cuore

Stando in casa andando per via,

Coricandovi alzandovi;

Ripetetele ai vostri figli.

  

   O vi si sfaccia la casa,

   La malattia vi impedisca,

   I vostri nati torcano il viso da voi.”

(Primo Levi)

 

 

 

 

Visitatore, osserva le vestigia di questo campo e medita.

Da qualunque parte tu venga, tu non sei estraneo,

Fa’ che il tuo viaggio non sia stato inutile, che non sia inutile la nostra morte. 

Per te e per i tuoi figli, le ceneri di Auschwitz valgano di ammonimento,

Fa’ che il frutto orrendo dell’odio, di cui qui hai visto le tracce, non dia nuovo seme né

domani né mai!         

(Primo Levi per l’ingresso del Memoriale degli italiani sterminati ad Auschwitz)

 

 
 
 
 
 
 
 
"Non possiamo capirlo; ma possiamo e dobbiamo capire di dove nasce e stare in guardia.
Se comprendere è impossibile, conoscere è necessario, perchè ciò che è accaduto può ritornare, le coscienze possono nuovamente essere sedotte ed oscurate: anche le nostre."
(Primo Levi)
 
 
 
 
Their Last Steps by David Olère. 73x54 cm, Ghetto Fighters House, Israel
 
 
 
 
Perchè aberranti fatti storici come quelli che hanno visto tristemente protagonista il popolo ebraico (ma non solo...) e che vedono ancora oggi protagonisti altri popoli non si verifichino più....
 
 
 
 

“Hai veduto, o luna, quelle lacrime raggelate, che luccicavano al tuo chiarore?

E quell’ ultimo sguardo che hanno alzato verso di te?

Hai inteso l’ ultimo saluto, l’ ultimo canto che hanno rivolto a te?

Avverti, luna, il totale silenzio che si è fatto nel piazzale?

Il diavolo si è impossessato di loro.

Il diavolo si è impossessato di tutto.

Sono già nude, tutte insieme così le pretende il diavolo, così desidera le vittime, stanno marciando a ranghi serrati, intere famiglie, vanno tutte insieme verso l’ immane fossa.

Vedi, luna, le fiamme che si levano dagli alti camini verso il cielo?

Già stanno bruciando, i figli del mio popolo, poco fa erano ancora in vita, e ora, qualche minuto ancora, e non resterà più alcun segno di loro.

Vedi, luna, la fossa, immensa?

La tomba, è la tomba del mio popolo.” 

Dal libro “SonderKommando: Diario Da Un Crematorio Di Auschwitz, 1944”, di Salmen Grandowski a cura di Philippe Mesnard e Carlo Saletti, Edizioni Marsilio.

  

 

 

“Il viaggio non durò che una ventina di minuti. Poi l’ autocarro si è fermato, e si è vista una grande porta, e sopra una scritta vivamente illuminata (Il suo ricordo ancora mi percuote nei sogni): ARBEIT MACHT FREI, il lavoro rende liberi.

Allora ci siamo accorti per la prima volta che la nostra lingua manca di parole per esprimere questa offesa, la demolizione di un uomo.

In un attimo, con intuizione quasi profetica, la realtà ci si è rivelata: siamo arrivati al fondo, più giù di così non si può andare: condizione umana più misera non c’è, e non è pensabile.

Nulla è più nostro: ci hanno tolto gli abiti, le scarpe, anche i capelli; se parleremo, non ci ascolteranno, e se ci ascoltassero, non ci capirebbero.

Ci toglieranno anche il nome: e se vorremo conservarlo, dovremo trovare in noi la forza di farlo, di fare4 si che dietro al nome, qualcosa ancora di noi, di noi quali eravamo, rimanga.

Häftling: ho imparato che io sono un Häftling.

Il mio nome è 174517; siamo stati battezzati, porteremo finché vivremo il marchio tatuato sul braccio sinistro.

Infiniti e insensati sono i riti da compiersi:

ogni giorno al mattino bisogna fare <<il letto>>, perfettamente piano e liscio; spalmarsi gli zoccoli fangosi e repellenti con l’ apposito grasso da macchina, raschiare via dagli abiti le macchie di fango(le macchie di vernice, di grasso e di ruggine sono invece ammesse); alla sera, bisogna sottoporsi al controllo dei pidocchi e al controllo della lavatura dei piedi; al sabato farsi radere la barba e i capelli, rammendarsi o farsi rammendare gli stracci; alla domenica, sottoporsi al controllo generale della scabbia, e al controllo dei bottoni della giacca, che devono essere cinque.

Se si va alla latrina o al lavatoio, bisogna portarsi dietro tutto, sempre e dovunque, e mentre ci si lavano gli occhi, tenere il fagotto degli abiti stretto fra le ginocchia: in qualunque altro modo, esso in quell’ attimo verrebe rubato.

Eccomi dunque sul fondo.

A dare un colpo di spugna al passato e al futuro si impara assai presto, se il bisogno preme.

Dopo quindici giorni dall’ ingresso, ho gia la fame regolamentare, la fame cronica sconosciuta agli uomini liberi, che fa sognare di notte e siede tutte le membra dei nostri corpi.

Già il mio stesso corpo non è più mio: ho il ventre gonfio e le membra stecchite; il viso tumido al mattino e incavato a sera; qualcuno fra noi ha la pelle gialla, qualche altro grigia: quando non ci vediamo per tre o quattro giorni, stentiamo a riconoscerci l’ un l’ altro.

Si sentono i dormienti respirare e russare, qualcuno geme e parla.

Molti schioccano le labbra, e dimenano le mascelle.

Sognano di mangiare: anche questo è un sogno collettivo.

E’ un sogno spietato, chi ha creato il mito di Tantalo doveva conoscerlo.

I personaggi di queste pagine non sono uomini.

La loro umanità è sepolta, o essi stessi l’ hanno sepolta, sotto l’ offesa subita o inflitta altrui.

Le SS malvage e stolide, i Kapos, i politici, i criminali, i prominenti grandi e piccoli, fino agli Häftling indifferenziati e schiavi, tutti i gradini della insana gerarcia voluta dai tedeschi, sono paradossalmente accomunati in una unitaria desolazione interna.

A poco a poco prevale il silenzio e allora dalla mkia cuccetta ce è al terzo piano, si vede e si sente che il vecchio Kuhn prega, ad alta voce, col berretto in testa e dondolando il busto con violenza. Kuhn ringrazia Dio perché nopn è stato scelto.

Kuhn è un insensato.

Non vede, nella cuccetta accanto, Beppo il greco che ha vent’ anni, e dopodomani andrà in gas, e lo sa, e se ne sta sdraiato e guarda fisso la lampadina senza dire niente?

Non sa Kuhn che la prossima volta sarà la sua volta?

Non capisce Kuhn che è accaduto oggi un abominio che nessuna preghiera propiziatoria, nessun perdono, nessuna espiazione dei colpevoli, nulla insomma che sia in potere dell’ uomo di fare, potrà risanare mai più?

Se io fossi Dio, sputerei a terra la preghiera di Kuhn.”

Dal libro “Se questo è un uomo” di Primo Levi, Edizioni Einaudi.

 

 

 

“Per noi parlare con i giovani è sempre più difficile.

Lo percepiamo come un dovere ed insieme come un rischio: il rischio di apparire anacronistici, di non essere ascoltati.

Dobbiamo essere ascoltati: al di sopra delle nostre esperienze individuali, siamo stati collettivamente testimoni di un evento fondamentale ed inaspettato, fondamentale appunto perché inaspettato, non previsto da nessuno.

È avvenuto contro ogni previsione; è avvenuto in Europa; incredibilmente, è avvenuto che un intero popolo civile, appena uscito dalla fervida fioritura culturale di Weimar, seguisse un istrione la cui figura oggi muove al riso; eppure Adolf Hitler è stato obbedito ed osannato fino alla catastrofe.

È avvenuto, quindi può accadere di nuovo: questo è il nocciolo di quanto abbiamo da dire.

Può accadere, e dappertutto.

Non intendo né posso dire che avverrà; come ho accennato più sopra, è poco probabile che si verifichino di nuovo, simultaneamente, tutti i fattori che hanno scatenato la follia nazista, ma si profilano alcuni segni precursori.

La violenza, <<utile>> o <<inutile>>, è sotto i nostri occhi: serpeggia, in episodi saltuari e privati, o come illegalità di stato, in entrambi quelli che si sogliono chiamare il primo ed il secondo mondo, vale a dire nelle democrazie parlamentari e nei paesi dell’ area comunista.”

Dal libro “ I Sommersi E I Salvati” di Primo Levi, Edizioni Einaudi.

 

 

 

 

“A esaltare la tetraggine di questo universo, assai simile ad auna bolgia dantesca, campeggiava talvolta sul cancello di ingresso una scritta che lasciava presagire quali delizie fossero promesse ai fortunati ospiti.

Sul portone di Dachau, come più tardi su quello di Mauthausen e di Auschwitz, si poteva leggere: << IL LAVORO DENDE LIBERI>>; su quello di Buchenwald: <<GIUSTA O INGIUSTA, SEI LA MIA PATRIA>>; a Ravensbruck invece la frase augurale era: <<QUI LA TUA VOLONTA’ SARA’ SPEZZATA>>.

In ogni vagone venivano stipati anche 100 o 150 individui, schiacciati orrbilmente gli uni contro gli altri in un inestricabile groviglio di corpi, arsi dalla sete e avvolti dal nauseabondo fetore dei loro escrementi, angosciati dal destino che presagivano incombere su di loro.

I deportati si radunavano in squadre formate da membri dello stesso kommando, o gruppi di lavoro, e si schieravano a ranghi serrati in attesa che l’ appello avesse inizio.

Ai loro occhi ancora velati dal sonno si presentava ogni giorno lo spettacolo dei cadaveri dei compagni morti durante la notte e dei moribondi che, raccogliendo le ultime forze, si accingevano a rispondere all’ ultima chiamata, prima di andare a spirare in infermeria.

In taluni capi la cerimonia dell’ appello era preceduta da un singolare spettacolo: i detenuti, svegliati in anticipo rispetto all’ orario normale, erano costretti a svolgere frenetici esercizi ginnici, vincendo i rigori del freddo glaciale e la debolezza cronica dei loro copri privi della necessaria alimentazione.purtroppo non tutti i ginnasti traevano benefici da quei sani esercizi e anzi molti di loro, “incomprensibilmente”, morivano.

Ecco come lo storico FRANCO SARCINELLI descrive il regime alimentare cui erano sottoposti i prigionieri:

La somministrazione quotidiana di cibo era costituita dalla minestra e dalle cosiddette “porzioni”.

A mezzogiorno e a sera spettava un litro di minestra, che si riduceva a una sorta di acqua calda nella quale si travava qualche pezzo di legumi secchi, qualche foglia di cavolo e delle rape.

Quattro volte allla settimana c’ era una zuppa contenente qualche patata mezza marcia, zuppa che la fecola contribuiva a solidificare.

Due volte alla settimana la minestra era di rape e una volta di orzo stracotto.

Le 2porzioni” comprendevano 300 grammi di pane, ricco di crusca e spesso di segatura di legno.

Cinque volte alla settimana col pane era distribuito un pezzo di margarina di 25 grammi.

Una volta alla settimana un pezzo di salsiccia, in parte vegetale, sui 75 grammi, oppure due cucchiai al massimo di marmellata.

Ogni tanto due cucchiai di formaggio non stagionato, coagulo di latte scremato.

Al mattino la colazione era costituita da un liquido scuro, di gusto indefinibile, che veniva definito caffè, assolutamente inutile dal punto di vista nutritivo, ma gradito perché caldo.

Supplementi di cibo erano previsti per gli individui impegnati in lavrori particolarmente duri e anche per quelli ricoverati in infermeria.

Occorre tuttavia sottolineare che questa dieta venne mantenuta soltanto nei momenti migliori e in alcuni campi; nella realtà si giunse a ridurre la razione di minestra del 25% e quella di pane del 50%, con esiti catastrofici per i detenuti.

Alla denutrizione si aggiungeva il pericolo rappresentato dalle condizioni igieniche assolutamente inadeguate, talvolta addirittura incredibili.

Ecco il testo della deposizione resa al processo di Norimberga dalla deportata MARIE-CLAUDE VAILLANT-COUTURIER:

Un’ altra causa di mortalità e di epidemia era il fatto che ci davano da mangiare in talune gavette rosse, che erano solo sciacquate con l’ acqua fredda dopo ogni pasto.

Siccome tutte le donne erano malate e non avevano la forza di recarsi di notte nel fosso che serviva da gabinetto e il cui aspetto era addirittura indescrivibile, impiegavano queste gavette per un uso cui non erano destinate.

Il mattino dopo si raccoglievano le gavette che venivano portate su un cumulo di immondizie da dove, in giornata, un’ altra squadra veniva a recuperarle, le passava sotto l’ acqua fredda e le rimetteva in circolazione.

<<Voi non siete entrati in un sanatorio, ma in un campo di concentramento tedesco da dove non potete che uscire per il camino. Se qualcuno non è d’ accordo può immediatamente gettarsi sui fili eletrici…>>: Il Lagerfurer SS ai detenuti del campo di Auschwitz. 

Ecco una delle sue tipiche imprese: quando seppe che un prigioniero ammalato di dissenteria aveva donato il proprio rancio a un compagno, non approvando quel gesto, lo gettò in un grande calderone nel quale si faceva bollire l’ acqua per preparare il caffè.

La vittima ne usci orrendamente ustionata, mentre l’ acqua venne ugualmente utilizzata per il fine stabilito…

Gli impianti di morte di Auschwitz funzionavano con un gas a base di acido prussico, lo Zyclon B che aveva un rendimento decisamente superiore a quello dell’ ossido di carbonio, utilizzato a Treblinka e in altri luoghi consimili.

Era stato lo stesso comandante fondatore del complesso di Auschwitz, Rudolf Hoss, a scegliere questo insetticida capace di provocare il decesso in minor tempo e quindi di aumentare l’ efficienza delle camere.

Hoss dichiarò:

La soluzione del problema ebraico significava il completo sterminio di tutti gli ebrei d’ Europa.

Mi fu dato l’ ordine, nel giugno del 1941, di creare, ad Auschwitz, installazioni per lo sterminio.

 

Le cifre del massacro vennero fornite dallo stesso Hoss, nel corso di una sua deposizione rilasciata in carcere il 16 marzo del 1946:

In base all’ ordine ricevuto da Himmler nel maggio 1941, ho provveduto alla gassazione di due milioni di persone tra il giugno-luglio 1941 e la fine del 1943, cioè nel periodo in cui comandai Auschwitz.”

Dal libro “Lager : Inferno E Follia Dell’ Olocausto”, Edizioni Demetra.

 

 

 

 

“.Josef Klehr riempiva la siringa direttamente dalla bottiglia(lui stesso in una lettera parlò di iniezioni di fenolo al 30% con una siringa da 10cc), poi spingeva l’ ago direttamente nel cuore del prigioniero seduto, svuotando il contenuto.

Circa un anno dopo l’ inizio di queste uccisioni (da 30 a 60 al giorno), Jean Weiss, uno dei due aiutanti ebrei costretti ad entrare nella stanza I, per tenere ferme le vittime del fenolo, si accorse di essere davanti a suo padre.

<<La porta si aprì e mio padre entrò con un altro prigioniero.Klehr gli parò, dicendogli:

Adesso riceverai una iniezione contro il tifo.

Io piansi e dovetti portar fuori mio padre.

Klehr aveva molta fretta.

Faceva le iniezioni a due prigionieri per volta, perché voleva tornare dai suoi conigli[che allevava con cura e amore, per hobby]>>.

Dal libro “Auschwitz 1940-1945 : L’ orrore Quotidiano In Un Campo Di Sterminio”, di Frediano Sessi, Edizioni Bur.

 

 

 

 
 
 
 
January 26

Per Non Dimenticare

"Discant Viventes Mortuorum Sorte"

"Imparino I Vivi Dal Destino Dei Morti"

Dal monumento che campeggia nel lager di Mauthausen

 

 

 

 

La distanza dal luogo di provenienza degli arrestati ad Auschwitz a volte raggiungeva i 2400 km. Durante questo percorso essi viaggiavano in vagoni chiusi, non ricevevano alcun cibo ed erano privati di ogni conforto igienico-sanitario. Durante le conferenze del Ministero delle Comunicazioni, era predisposto un preciso orario per i treni diretti ad Auschwitz. L'orario era strettamente osservato per evitare perturbamenti - specialmente quando si trattava di militari. Si aprivano i catenacci dei vagoni soltanto a Birkenau, sulla banchina ferroviaria che terminava vicino al II e al III crematorio. Ivi le SS facevano una selezione. Secondo le parole di Höss, la selezione avveniva nel seguente modo:

Selezione


 

"I vagoni venivano vuotati l'uno dopo l'altro. Posati i loro pacchi, gli ebrei dovevano sfilare davanti al medico delle SS, che devideva la loro idoneità al lavoro mentre sfilavano. Quelli idonei al lavoro, venivano condotti subito nel campo di concentramento a piccoli gruppi. Se si considera il trasporto complessivo, erano idonei al lavoro dal 25% al 30% di persono; tuttavia per ogni singolo trasporto le cose andavano diversamente. Per esempio, degli ebrei greci, soltanto il 15% era idoneo al lavoro..."

 

Un altro testimone, il medico delle SS Johann Kremer, che partecipò personalmente alla selezione, nel suo diario scrisse:
 
"Alle tre del mattino partecipai per la prima volta "all'operazione speciale". A paragone di essa l'inferno di Dante mi sembra una commedia. Non a torto chiamano Auschwitz il campo dello sterminio..."
 
La terra di Birkenau nascose le ceneri e le ossa di milioni di vittime uccise nelle camere a gas, vittme non annotate nel registro del cmpo, dopo che furono distrutti tutti i documenti personali.
 
Il quadro della vita privata e famigliare del comandante (Höss) che gode l'agiatezza, si riflette tragicamente sulla vita delle prigioniere che egli vede ogni giorno, così le descrisse nella sua autobiografia:
 
"Quando le donne erano giunte allo stremo delle forze, la fine veniva rapidamente. Esse vagavano sul terreno, come fantasmi, prive di volontà, fino al giurno in cui morivano silenziosamente. Quei cadaveri vaganti presentavano un quadro terrificante."
 
Come negli altri campi, anche ad Auschwitz i medici delle SS, facavano esperimenti sui prigionieri. Tra i più atroci si devono annoverare quelli del dottor Carl Clauberg, eseguiti sulle prigioniere del blocco n. 10, allo scopo di preparare un metodo rapido per la sterminazione biologica degli Slavi. In uno scritto del 7 Giugno 1943, diretto ad Himmler, Clauger comunicò:
 
"Se gli esperimenti fatti da me procederanno come adesso e non c'è motivo di dubitarne sarà vicino il momento in potrò dire: Un medico ben preparato, con un buon equipaggiamento e con l'eventuale aiuto di dieci persone, sarà in grado nella sala operatoria di sterilizzare in un giorno anche 1000 persone..."Negli appunti scritti di propria mano, il comandante Höss scrisse che "L'azione dei medice delle SS nel campo di Auschwitz era tutt'altro che curativa." Essi mandavano nelle camere a gas persone incapaci di lavorare, uccidevano con iniezioni al fenolo, ispezionavano l'uccisione dei milioni di uomini nelle camere a gas, assistevano alle esecuzioni e ai colti di frusta, facevano esperimenti sui corpi dei prigionieri. Nel processo n.1 contro Carlo Brandt e altri medici hitleriani, il Tribunale Militare Americano a Norimberga constatò che:
 
"gli esperimenti erano l'inosservanza drastica dei trattati internazionali, delle regole e delle abitudini della direzione militare e i principi risultanti dei codici penali di tutti gli stati civili del mondo."
 
I topi erano la piaga di Birkenau. Non si sapeva da dove provenissero e in numero così grande. Molti correvano sui giacigli. I più pericolosi entravano nelle baracche ed attaccavano gli uomini indeboliti ed agonizzanti. Abbondavano dove si trovavano i cadaveri. Quasi tutte le prigioniere si lamentavano di quella piaga:
 
"Il cadavere era terribilmente magro. Gli occhi spalancati erano rivolti al cielo. Sulla parte superiore del viso si scorgeva una ferita grande e spaventosa. Anche sul ventre. Si trattava del primo cadavere che vadevo ad Auschwitz. "Che cos'è questo? Che le è successo? Come mai tali ferite?" - domandai, "Sono stati i topi" - mi rispose tranquillamente un'infermiera. "E' morta ieri sera, e siccome è rimasta qui tutta la notte, i topi ne hanno approfittato.""
 
Il Tribunale Militare di Norimberga si occupò di esplorare e di giudicare i crimini degli hitleriani. Sul banco degli accusati sedettero i criminali principali. In ogni Stato liberato ci furono processi contro gli assassini del popolo. Il Supremo Tribunale Nazionale Polacco esplorò tra l'altro i casi dell'ex comandante del campo di Auschwitz e dei membri delle SS costituenti la guarnigione. I colpevoli ebbero la meritata punizione. Prima dell'esecuzione l'ex comandante Höss dichiarò:
 
"Nella solitudine del carcere sono arrivato all'amara comprensione dei crimini commessi contro l'umanità. Come comandante del campo di sterminio di Auschwitz realizzai una parte dei piani di sterminio del popolo del "Terzo Reich". Essendo responsabile, pago con la mia propria vita... La scoperta e la costatazione di quei crimini mostruosi contro l'umanità servono ad evitare nel futuro le premesse che conducono a fatti così terribili."
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 

Gli esperimenti medici nei campi di concentramento nazisti: 

Alla realizzazione dei piani di sterminio di interi popoli presero attivamente parte anche medici tedeschi, sia quelli a capo delle strutture sanitarie delle SS e della Wehrmacht, compreso il personale loro subordinato, sia quelli impiegati negli istituti di ricerca delle facoltà di Medicina e in possesso di alti titoli accademici. Incuranti dei principi più elementari dell’etica professionale, misero spesso volontariamente le proprie capacità a disposizione dell’ideologia nazionalsocialista, pienamente consci dei suoi fini criminali.Particolare fu il ruolo dei medici delle SS in servizio nei Lager dove, venendo meno al giuramento d’Ippocrate, effettuarono le selezioni dei convogli di Ebrei, controllandone il processo di sterminio; condannarono alla gassazione o uccisero con iniezioni di fenolo i detenuti ospedalizzati nei Lager, falsificando le cause della loro morte, e condussero criminosi esperimenti medici sui prigionieri.

Del tutto indipendenti erano poi gli esperimenti condotti sui prigionieri da alcuni medici su richiesta di diverse ditte farmaceutiche tedesche o di Istituti di medicina.

Alla conferenza del 7-8 luglio 1942, in cui parteciparono Himmler, il dr Kral Gebhardt e l’ispettore dei campi di concentramento Richard Glucks, il compito di cercare tale sistema ottimale di sterilizzazione fu affidato al dr Carl Clauberg, specialista nella cura della sterilità femminile, intervenuto ad innumerevoli congressi di ginecologia, durante la guerra primario del Reparto di Malattie femminili dell’ospedale di Chorzòw. Su sua ricerca, Himmler gli permise di condurre esperimenti di sterilizzazione che ebbero inizio alla fine del 1942 nell’ospedale femminile di Birkenau nella baracca nr 30 del campo di BIA.
Il metodo di sterilizzazione di massa senza ricorrere all’ospedale elaborato da Clauberg consisteva nell’introdurre durante una finta visita degli organi genitali (dopo aver costatato l’apertura dell’ovidotto) una sostanza chimica irritante provocante una grave infezione che, nel giro di alcune settimane, portava alla crescita dei peli nell’ovidotto e dunque alla sua occlusione. I risultati venivano controllati di volta in volta con delle radiografie.
Gli interventi descritti venivano condotti in modo brutale, provocando spesso complicazioni a livello del peritoneo e emorragie delle vie genitali accompagnata da febbre alta e sepsi, responsabile di collassi che a volte portavano alla morte. Alcune Ebree morirono per effetto degli esperimenti, altre vennero uccise per poterne eseguire l’autopsia.
Nella baracca nr 30 del campo femminile BIA di Birkenau ebbe a sua disposizione le stazioni di “sterilizzazione radiografica” precedentemente approntate e fornite di due attrezzature per i raggi X della ditta Siemens (i cosi detti Rontgenbombe) collegati tramite una serie di cavi a una “cabina di comando” schermata, isolata con lamiere di piombo, dalla quale Schumann le azionava. Periodicamente vi venivano condotti da Birkenau, talora nr 10 del campo base, prigioniere e prigionieri ebrei che venivano sottoposti a irradiazione di raggi X su testicoli e ovaie.
Al fine di stabilire la dose ottimale necessaria per ottenere la sterilizzazione completa, Schumann sperimentava sulle cavie umane dosi diverse in diversi intervalli di tempo. Di solito gli sfortunati prescelti venivano poi rispediti al lavoro nonostante che le radiazioni avevano provocato la comparsa su tutto il corpo di gravi ustioni, in particolare al basso ventre, all’inguine e sulle natiche, di infiammazioni cutanee e lesioni ulcerative che, se seguite da complicazioni, portavano in numerosi casi alla morte. Quelli che sopravvivevano non superavano indenni le selezioni effettuate nel Lager e venivano spesso destinati alla camera gas.
Uno dei laboratori sperimentali del dr Mengele era ubicato nel campo per famiglie zingare (nei bagni situati accanto alla baracca nr 32), nel quale dalla fine di maggio del 1943, cioè dell’arrivo ad Auschwitz, ricopriva la carica di medico di Lager.
Nella prima fase degli esperimenti Mengele, insieme al suo personale medico e infermieristico scelto fra i detenuti specialisti in diversi campi della medicina, sottopose i gemelli e gli individui con anomalia congenite messe a sua disposizione ad analisi antropometriche (misurazione della lunghezza e della larghezza di testa, naso, palmo, spalle, piedi, altezza), morfologiche (analisi del sangue, trasfusioni), ad esami radiologici e a visite stomatologiche, otorinola-ringoiatriche, oculistiche e chirurgiche.


Fra il 1941 e 1944 i medici SS del Lager provarono sui prigionieri la tolleranza e l’efficacia di nuovi farmaci e medicine contrassegnati tra l’altro dalle sigle B-1012, B-1034, B-1036, 3538, P-111, ed anche il rutenol e il peristol, farmaci ancora sperimentali. Essi agirono per conto del consorzio IG-Farbenindustrie e, in particolare per la ditta Bayer, che ne faceva parte. I farmaci citati erano così somministrati per via orale, sotto forma di pastiglie, o per via endovenosa e intramuscolare o per clistere, in dosi diverse ai pazienti affetti da malattie contagiose (tracoma, tifo, tubercolosi, difterite, e erisipela), talora fatte loro contrarre artificialmente. Gli esperimenti farmacologici avevano luogo sia nei blocchi-ospedali del campo base (soprattutto nel nr20, quello delle malattie contagiose) sia nell’ospedale nel campo femminile di Birkenau e in quello di Monowitz. I detenuti scelti come cavie erano sottoposti periodicamente ad esami radiologici e di laboratorio. In caso di morte era effettuata la sezione delle spoglie al fine di riscontrare eventuali mutamenti degli organi interni che potessero confermare l’azione del farmaco. Dalle deposizioni degli ex detenuti medici Wladjslaw Tondos, Wladjslaw Fejkiel e Stanislaw Klodzinski, impiegati nell’ospedale del Lager e testimoni diretti degli esperimenti ivi condotti, si deduce che i preparati non risultavano avere effetti curativi. Nei pazienti costretti a farne uso si verificavano disturbi dell’apparato gastroenterico (persistenti vomiti sanguinolenti, dolorose diarree sanguinolente) e disturbi della circolazione. Secondo Stanislaw Klodzinski morirono 15 dei 50 malati di tifo petecchiale curati con il farmaco “3582” e 40 dei 75 detenuti affetti da tubercolosi curata con il rutenol.

A partire dalla primavera del 1943 il dr Eduard Wirths, oltre agli esperimenti farmacologici, intraprese delle ricerche sul cancro al collo dell’utero insieme al fratello, ginecologo ad Amburgo, per aiutarlo nella sua carriera scientifica. Le cavie scelte, Ebree del blocco nr 10 nel campo base, venivano sottoposte a esami al fine di scoprire lesioni precancerose in zone dell’utero. Se la malattia veniva scoperta, o anche solo sospettata, si eseguiva l’asportazione del collo dell’utero, che veniva spedito al laboratorio istologico di Monaco. Le prigioniere cavie dopo un certo periodo venivano spedite a Birkenau. Nella tarda estate del 1944 il dr Emil Kaschub, porta bandiera dell’esercito, venne mandato al campo con il compito di smascherare le diverse forme di simulazione sempre più diffuse fra i soldati tedeschi, in particolare fra quelli impegnati sul fronte orientale (finte malattie, ferite, itterizia). Kaschub sperimentò sugli Ebrei diverse sostanze tossiche, tramite frizione sulla cute o iniezioni negli arti, e somministrò loro medicine per via orale allo scopo di provocare in essi gli stessi sintomi che accusavano i soldati tedeschi. Effettuava i sui esperimenti in una camera isolata e strettamente sorvegliata al primo piano del blocco nr 28.
Campioni di pus e di cute venivano spediti per essere analizzati all’ottavo Distretto sanitario di Wroclaw. Anche lo smascheramento dei Tedeschi che cercavano di evitare il servizio militare, o di interromperlo venne così riscattato con la sofferenza e la mutilazione di decine di giovani prigionieri ebrei a quali Kaschub provocò infezioni purulente e ulcerazioni difficilmente cicatrizzabili che causavano la necrosi dei tessuti. Alcuni di loro della selezione che ebbe luogo nell’ospedale del campo vennero spediti nelle camere a gas.
Vanno considerati esperimenti anche le operazioni, pur necessarie, che i medici delle SS, privi di adeguata preparazione chirurgica, eseguirono sui detenuti a scopo di addestramento; o anche le tecniche di pneumotorace terapeutico nella cavità pleurica dei prigionieri malati di tubercolosi, sempre a scopo di addestramento, o le punture esplorative nella colonna vertebrale degli affetti da meningite. Le relazioni e i ricordi degli ex detenuti contengono allusioni anche ad altri tipi di esperimenti di cui non è stato possibile stabilire lo scopo.

Da www.liceosansepolcro.it

 

 

 

 

 

Esperimenti con i veleni:

Tra il dicembre 1943 e l'ottobre 1944 vennero condotti nel lager di Buchenwald esperimenti destinati a indagare le proprietà venefiche di alcune sostanze sull'uomo.
I veleni venivano distribuiti nel cibo dei prigionieri che morivano per lo più quasi subito mentre quelli che sopravvivevano venivano uccisi per consentire le autopsie.
Verso il settembre 1944 ad un gruppo di prigionieri vennero sparati proiettili avvelenati per testarne l'efficacia. In questi ultimi esperimenti si distinse particolarmente il dottor
Mrugowsky.

 

Esperimenti di vivisezione:

Si svolsero particolarmente a Buchenwald sotto la direzione di Hans Eisele.
Oltre alla vivisezione Eisele studiava il meccanismo del vomito somministrando ai prigionieri iniezioni di apomorfine.
Si è calcolato che Eisele in questi esperimenti abbia ucciso circa 300 prigionieri ebrei per lo più olandesi.
Insieme a Eisele era impegnato sempre a Buchenwald anche il dottor Neumann.

 

Esperimenti sui gruppi sanguigni:

Questi studi vennero condotti a Buchenwald dal dottor Ellenback.
Il più attivo in questo campo fu il dottor Bruno Weber che operava trasfusioni tra persone di gruppi sanguigni differenti per studiare il decorso mortale.

 

Esperimenti psichiatrici :

Il dottor Hans Wilhelm Koning sottopose pazienti disabili psichici e donne in perfetta salute a elettroshock ripetuti ad alti voltaggi. Sezionava il cervello delle vittime decedute e inviava alle camere a gas i sopravvissuti.
Il dottor Bruno Weber cercava di stabilire la possibilità di "lavaggi del cervello" attraverso la somministrazione di dosi quasi sempre letali di morfina e barbiturici


 

Esperimenti ginecologici:

Hermann Stieve direttore dell'Istituto di Anatomia dell'Università di Berlino condusse esperimenti scientifici sul mestruo femminile nella prigione di Plotensee e nel lager di Ravensbruck.
Si interessava agli effetti dello stress sul ciclo mestruale e particolarmente alle perdite di sangue mestruale che si verificavano nelle prigioniere cui era annunziata la imminente esecuzione. Con una serie di autopsie dimostrò che non si trattava di regolari mestruazioni dopo una ovulazione ma perdite dovute allo stress e allo spavento.
Pubblicò i risultati dei suoi studi dopo la guerra. 

 

Esperimenti sulla denutrizione:

Furono condotti dal professor Heinrich Bering che utilizzò prigionieri di guerra sovietici.
Mentre i prigionieri morivano di fame osservava l'affievolirsi delle funzioni vitali: abbassamento della libido, capogiri, emicranie, edema, rigonfiamenti addominali.
In un rapporto scrisse: "I mutamenti nel tratto gastrointestinale che abbiamo constatato durante le autopsie sono particolarmente interessanti".
Dopo la guerra pubblicò i risultati dei suoi orribili esperimenti.

Da www.olokaustos.org

 

 

Nie Wieder - Jamais Plus - Never Again - Mai più

(Monito inciso in quattro lingue nel Lager di Dachau)

 

 

 

Felix Nussbaum, Les squelettes jouent pour la danse, 1944

 

 

 

 

"Beati quelli che sono affamati di giustizia perchè saranno saziati."

Vangelo secondo Matteo, 5:6

 

 


 




 


January 25

Per Non Dimenticare

"Chi riceve questo bambino nel nome mio, riceve me; E chi riceve me, riceve colui che mi ha mandato.Perchè chi è il più piccolo tra di voi, quello è grande"
(Vangelo secondo Luca 9:48)
 
 
 
 
 
Sempre in quel periodo che passò con la mamma Arianna assistette ad un' altra scena spaventosa - poi le capiterà di vedere le stesse cose anche quando sarà nel Kinderblock.
Un giorno che come sempre erano schierate per l' appello , alcuni nazisti arrivarono con un sacco dentro il quale avevano chiuso un neonato, lo gettarono in alto e spararono come se facessero il tiro al piccione.
...
A un certo punto la donna incinta, che era una slava, cominciò a lamentarsi.
le sue vicine le chiudevano la bocca con le mani, le raccomandarono di non farsi sentire dallì SS che era in fondo al vagone .
Il parto iniziò ma Arianna non ne vide la parte più cruenta perchè una vicina le coprì gli occhi, poi si udì il vagito del piccolo che così salutava il mondo in cui gli era stato dato di nascere. <<Che brutto mondo ! >> pensò Arianna.
Le vicine aiutarono la donna a coprire il bambino, ognuna offrendo ciò che aveva e cioè uno straccetto.
Così infagottato la mamma se lo tenne tra le braccia per proteggerlo dalla neve che continuava a cadere copiosamente.
Passò la notte e nessuno dei nazisti intervenne; ma al mattino dopo uno di loro si gettò sulla donna come una furia, le strappò il bambino e tenendolo per i piedi lo fece volare buttandolo fuori dal carro, sulla neve.
La madre impazzì.
 
Dal libro "L' erba Non Cresceva Ad Auschwitz" di  M. Quercioli, Gruppo Mursia, pp. 35-45
 
 
 
 
 
 

“Mai dimenticherò quella notte, la prima notte nel campo, che ha fatto della mia vita una lunga notte e per sette volte sprangata.

Mai dimenticherò quel fumo.

Mai dimenticherò i piccoli volti dei bambini di cui avevo visto i corpi trasformarsi in volute di fumo sotto un cielo muto.

Mai dimenticherò quelle fiamme che bruciarono per sempre la mia Fede.

Mai dimenticherò quel silenzio notturno che mi ha tolto per l’eternità il desiderio di vivere.

Mai dimenticherò quegli istanti che assassinarono il mio Dio e la mia anima, e i miei sogni, che presero il volto del deserto.

Mai dimenticherò tutto ciò, anche se fossi condannato a vivere quanto Dio stesso. Mai. […]

 

 

Ho visto altre impiccagioni, ma non ho mai visto un condannato piangere, perché già da molto tempo questi corpi inariditi avevano dimenticato il sapore amaro delle lacrime.

Tranne che una volta. L'Oberkapo del 52° commando dei cavi era un olandese: un gigante di più di due metri. Settecento detenuti lavoravano ai suoi ordini e tutti l'amavano come un fratello. Mai nessuno aveva ricevuto uno schiaffo dalla sua mano, un'ingiuria dalla sua bocca.

Aveva al suo servizio un ragazzino un pipel, come lo chiamavamo noi. Un bambino dal volto fine e bello, incredibile in quel campo.

(A Buna i pipel erano odiati: spesso si mostravano più crudeli degli adulti. Ho visto un giorno uno di loro, di tredici anni, picchiare il padre perché non aveva fatto bene il letto. Mentre il vecchio piangeva sommessamente l'altro urlava: «Se non smetti subito di piangere non ti porterò più il pane. Capito?». Ma il piccolo servitore dell'olandese era adorato da tutti. Aveva il volto di un angelo infelice).

Un giorno la centrale elettrica di Buna saltò. Chiamata sul posto la Gestapo concluse trattarsi di sabotaggio. Si scoprì una traccia: portava al blocco dell'Oberkapo olandese. E lì, dopo una perquisizione, fu trovata una notevole quantità di armi.

L'Oberkapo fu arrestato subito. Fu torturato per settimane, ma inutilmente: non fece alcun nome. Venne trasferito ad Auschwitz e di lui non si senti più parlare.

Ma il suo piccolo pipel era rimasto nel campo, in prigione. Messo alla tortura restò anche lui muto. Allora le S.S. lo condannarono a morte, insieme a due detenuti presso i quali erano state scoperte altre armi.

Un giorno che tornavamo dal lavoro vedemmo tre forche drizzate sul piazzale dell'appello: tre corvi neri. Appello. Le S.S. intorno a noi con le mitragliatrici puntate: la tradizionale cerimonia. Tre condannati incatenati, e fra loro il piccolo pipel, l'angelo dagli occhi tristi.

Le S.S. sembravano più preoccupate. Più inquiete del solito. Impiccare un ragazzo davanti a migliaia di spettatori non era un affare da poco. Il capo del campo lesse il verdetto. Tutti gli occhi erano fissati sul bambino. Era livido, quasi calmo, e si mordeva le labbra. L'ombra della forca lo copriva.

Il Lagerkapo si rifiutò questa volta di servire da boia.

Tre S.S. lo sostituirono.

I tre condannati salirono insieme sulle loro seggiole. I tre colli vennero introdotti contemporaneamente nei nodi scorsoi.

- Viva la libertà! - gridarono i due adulti.

Il piccolo, lui, taceva.

- Dov'è il Buon Dio? Dov'e? - domandò qualcuno dietro di me.

A un cenno del capo del campo le tre seggiole vennero tolte.

Silenzio assoluto. All'orizzonte il sole tramontava.

Scopritevi! - urlò il capo del campo. La sua voce era rauca. Quanto a noi, noi piangevamo.

- Copritevi!

Poi cominciò la sfilata. I due adulti non vivevano più. La lingua pendula, ingrossata, bluastra. Ma la terza corda non era immobile: anche se lievemente il bambino viveva ancora...

Più di una mezz'ora restò così, a lottare fra la vita e la morte, agonizzando sotto i nostri occhi. E noi dovevamo guardarlo bene in faccia. Era ancora vivo quando gli passai davanti. La lingua era ancora rossa, gli occhi non ancora spenti.

Dietro di me udii il solito uomo domandare:

- Dov'è dunque Dio?

E io sentivo in me una voce che gli rispondeva:

- Dov'è? Eccolo: è appeso lì, a quella forca...

Quella sera la zuppa aveva un sapore di cadavere.

 

 

“Il nostro primo gesto di uomini liberi fu quello di gettarci sulle vettovaglie. Non pensavamo che a quello, né alla vendetta, né ai parenti: solo al pane.

E anche quando non avemmo più fame non ci fu nessuno che pensò alla vendetta. Il giorno dopo, qualche giovanotto corse a Weimar a raccogliere patate e vestiti, e qualche ragazza, ma di vendetta nessuna traccia.

Tre giorni dopo la liberazione di Buchenwald io caddi gravemente ammalato: un’intossicazione. Fui trasferito all’ospedale e passai due settimane fra la vita e la morte.

Un giorno riuscii ad alzarmi, dopo aver raccolto tutte le mie forze. Volevo vedermi nello specchio che era appeso al muro di fronte: non mi ero più visto dal ghetto.

Dal fondo dello specchio un cadavere mi contemplava.

Il suo sguardo nei miei occhi non mi lascia più.  

Dal libro "La notte" di Elie Wiesel, Edizione  Giuntina 

 

 

 

 

 

 

 

 

Dizionario di una deportazione :

 
 
Block:
 
(plurale Blöcke, forma italiana Blocco). "Baracca": edificio a pianta rettangolare, a un piano, in genere di fattura sommaria (prevalentemente in legno), destinato ad abitazione dei prigionieri; il termine può indicare anche edifici destinati ad altri usi (blocco delle cucine, dei lavatoi, ecc.). In alcuni Lager ogni Block comprendeva due Stuben, o cameroni, separati da tramezzi, e con ingressi separati.
 
 
Gestapo: 

Acronimo di "Geheime Staatspolizei", "Polizia segreta di Stato". Era la polizia politica del partito nazista, una delle articolazioni della polizia amministrativa. Assunse tale denominazione nel 1939, sostituendo la sigla precedente di GPA. Fu riconosciuta e condannata come organizzazione criminale al processo di Norimberga.

 

Häftling: 

Prigioniero, detenuto in un Lager. I deportati erano contraddistinti da un numero di matricola e da differenti triangoli di pezza sulla divisa, a seconda delle diverse "categorie" nelle quali erano stati suddivisi al momento dell'arrivo nel Lager.

 

IG Farben: 

Complesso di industrie chimiche in strettissimi rapporti con il partito nazista, a cui forniva ingenti risorse economiche. Il complesso fu smembrato nel dopoguerra dagli Alleati, dando vita alla BASF, alla Bayer, alla DEGESCH e alla Höchst

 

 

 
 
Burying the Remains of Children by David Olère. 32x40 cm, Olère Family.
Olère's first assignment at Auschwitz was as a grave digger of bunker 2. His prisoner number,
106144, is seen both on his shirt and as a tattoo on his left arm.